L’Emilia laboratorio dell’UE di innovazioni energetiche

Intervista di Ginevramaria Bianchi

Nel cuore dell’Emilia-Romagna, tre città storiche e industriali stanno piano piano diventando laboratori di innovazione energetica e sostenibilità. Modena, Reggio Emilia e Ferrara, conosciute per le loro università, le fiere internazionali e il tessuto produttivo artigianale e industriale, non sono più solo motori economici, ma anche epicentri di una trasformazione silenziosa: l’energia che cambia la vita dei cittadini. L’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile (AESS), realtà pubblica “in house” e punto di riferimento per oltre 150 enti locali in Emilia-Romagna, guida questo percorso. Dalla riqualificazione degli edifici pubblici all’efficienza della pubblica illuminazione, dai progetti di mobilità sostenibile alle energie rinnovabili, l’obiettivo è chiaro: rendere la transizione energetica concreta, visibile e partecipata. La sfida è complessa, perché richiede di armonizzare fondi europei e regionali, strumenti urbanistici e innovazioni tecnologiche. Ma, come racconta la presidente di AESS, Benedetta Brighenti, recentemente nominata Climate Pact Ambassador dall’Unione Europea, «Modena, Reggio Emilia e Ferrara hanno tutti i numeri per diventare città faro di sostenibilità in Italia e in Europa».

Brighenti, qual è il ruolo di AESS in regione?

«Siamo passati da un progetto europeo a una struttura tecnica completa, capace di supportare la pubblica amministrazione in ogni fase della transizione energetica. Oggi, guidiamo reti nazionali e internazionali di agenzie energetiche e affianchiamo oltre 150 enti pubblici»

Perché Modena, Reggio Emilia e Ferrara sono così strategiche?

«Sono città faro: hanno università, industrie, fiere e forte artigianato. Questo le rende punti ideali per sperimentare innovazioni energetiche che poi possono essere replicate altrove».

Che ruolo ha la partecipazione pubblica in questo percorso?

«Fondamentale. Otto italiani su dieci percepiscono i cambiamenti climatici, ma spesso superficialmente. Noi lavoriamo sulla conoscenza e sulla vivibilità: non basta produrre energia pulita, bisogna far capire come queste azioni migliorano la vita quotidiana».

Quali sono le sfide principali per la transizione energetica locale?

«Integrare tecnologie, progetti e finanziamenti in un percorso coerente».

L’adattamento climatico è un tema importante. Come vi muovete?

«Stiamo elaborando un piano che riduca le isole di calore urbane, protegga la vivibilità estiva e migliori il benessere dei cittadini, soprattutto nelle zone più densamente popolate».

AESS ha una dimensione europea. Come si traduce nel lavoro quotidiano?

«Grazie alla rete Fedarene e ai nostri rapporti con Bruxelles, portiamo sul territorio le migliori pratiche europee e contribuiamo a progettare politiche climatiche a livello continentale».

E come si coordina AESS con la Regione Emilia-Romagna?

«La Regione è centrale per finanziare progetti e armonizzare fondi europei. Noi traduciamo queste opportunità in azioni concrete sul territorio, assicurando che i bandi producano ricadute tangibili su cittadini e imprese. Veniamo poi da giorni con una rappresentanza altissima a Bruxelles, proprio la settimana scorsa. Lo dobbiamo dire: abbiamo dominato quella delegazione. Sul palco venti amministratori della provincia di Modena, tra cui l’assessore all’ambiente del Comune di Modena Vittorio Molinari, il sindaco di Carpi Riccardo Righi, il presidente dell’Anci Emilia-Romagna Marco Panieri e l’assessora alle Politiche per il clima del Comune di Reggio Emilia Carlotta Bonvicini. Oltre a loro, anche il presidente della Regione Michele De Pascale. Dopotutto, l’Emilia-Romagna è una Regione sensibile su questi temi, e per questo siamo stimati».

C’è un messaggio che vorrebbe lasciare ai cittadini?
«La transizione verde è una responsabilità condivisa. Modena, Reggio Emilia e Ferrara hanno il potenziale per guidarla, ma serve la collaborazione di tutti: cittadini, imprese, enti pubblici. Solo così possiamo trasformare la sostenibilità in una realtà tangibile».

Si ringrazia La Gazzetta di Modena e l’Ufficio Europa del Comune di Modena